5 aprile 2026

Cremona è Arvedi. Il Cavaliere trionfa, la politica annaspa

Giovanni Arvedi è l’Iron Man di Cremona, ma non il Tony Stark di Robert Downey Jr. Non fabbrica armi e non è protetto da un’armatura d’acciaio.  Al contrario, l’acciaio lo produce.  E di qualità. 

A Cremona e in provincia è il Cavaliere per antonomasia.  In Italia, figura nell’esclusivo club dei ricchi, che non è un peccato, ma infastidisce gli invidiosi. Il patrimonio di 1,9 miliardi lo colloca al 55° posto nella classifica dei Paperoni pubblicata da Forbes.

Capitano coraggioso dell’imprenditoria provinciale, ha il pieno diritto di stare nel Pantheon di quella nazionale. Di più, mutatis mutandis, non è un intruso accanto ad alcune personalità che hanno rappresentato un sistema paese. 

Il più noto e glamour, figura centrale del capitalismo italiano, è Gianni Agnelli.  Il più visionario, Adriano Olivetti capace di combinare industria, cultura e sensibilità sociale. Il più lungimirante e inviso alle compagnie petrolifere internazionali, Enrico Mattei

Nessuno come Arvedi incarna e continua a incarnare il sistema Cremona e a coniugare impresa e società.  Punto di riferimento per imprenditori, amministratori pubblici, politici locali, è il principale e più influente degli stakeholder di casa nostra.

Da Crema a Casalmaggiore, altri suoi colleghi illustri guidano realtà produttive ed economiche di indiscussa eccellenza, ma nessuno possiede il carisma e l’influenza del Cavaliere. Arvedi è Arvedi. 

Non è solo l’industriale dell’acciaio, ma anche motore, deus ex machina del Mondo Arvedi. Titolo di un paragrafo del sito ufficiale del gruppo, è anche il marchio che lo contraddistingue.  

Mondo Arvedi riassume la   filosofia del Cavaliere. Evoca l’universo che gli ruota intorno, corollario all’attività industriale. 

Il caleidoscopio di iniziative sociali, culturali e filantropiche di Arvedi è rappresentato dalla Fondazione Arvedi Bruschini.  Benefattore e mecenate, il Cavaliere è l’uomo della provvidenza per Cremona. 

Il Museo del violino, l’auditorium, il recupero dell’ex convento di Santa Monica, il ripristino delle colonie Padane, senza la Fondazione non sarebbero stati realizzati.  L’elenco degli interventi a favore della città è lungo quanto una mailing list di un ufficio stampa e sarebbe noioso elencarli tutti. Soprattutto pleonastico: i cremonesi li conoscono.  

Attento alla comunicazione, Arvedi controlla una televisione, tre quotidiani online e un settimanale, ma non è il Charles Foster Kane di Orson Welles. Non lo è neppure in sedicesimo, anche se negli anni Ottanta è stato tra i protagonisti di una cordata per salvare la casa editrice Rizzoli e il Corriere della Sera. Operazione storica che vedeva coinvolti l’allora salotto buono della finanza italiana e il gotha dell’imprenditoria. 

A molti anni di distanza, quella partecipazione gli valse lo splendido giudizio di Cesare Romiti, già amministratore delegato e presidente della Fiat: «Un uomo molto perbene, Arvedi» (Il Giornale, 10 aprile 2010).

L’esperienza nella galassia del potere nazionale è stata da lui stesso ricordata pochi giorni fa (Corriere della Sera, 5 marzo), in occasione dei 150 anni del quotidiano milanese.

Da secoli, panem et circenses è la formula più sicura per ottenere il consenso e la sponsorizzazione della Cremonese potrebbe essere interpretata in questa ottica.  Il Cavaliere però non ha bisogno né della ribalta calcistica, né dello Zini, il suo Circo Massimo, per essere riverito, rispettato e temuto. 

Il gruppo dà lavoro a migliaia di cremonesi e tanto basta per essere applaudito e per mettere la sordina alle critiche. Raramente espliciti e quasi sempre ovattati, i malumori non intaccano la sua immagine. Ancora meno scalfiscono il suo potere che esercita con discrezione e perché no? con classe. 

Quando Cremona ha bisogno, il Cavaliere risponde.  Se esiste la possibilità di mandare a Roma un rappresentante della città non si tira indietro. E lo fa nel suo stile: alla luce del sole e nella massima linearità.  

«Così – riferisce Fanpage del 27 luglio 2021 - è anche il maggior finanziatore del deputato del Partito Democratico Luciano Pizzetti». Quest’ultimo, nel medesimo articolo, puntualizzava e indirettamente confermava l’aiuto ricevuto: «Questo non ha mai inciso con le mie scelte». E il riferimento erano le elezioni politiche.

Arvedi è un ossimoro. È il conservatore più rivoluzionario del territorio. È il cireneo che aiuta i politici locali a portare la croce, ma anche il signor Wolf che risolve i problemi della città. Leader riconosciuto e indiscusso, conosce la sua forza. Soprattutto è cosciente della debolezza dei politici locali. Sa chiedere. Sa cosa offrire. Sa di essere un valore aggiunto per la città. Quando serve, impiega il pugno di ferro in guanto di velluto. E tutto questo in modo schietto e trasparente.

Cosa sarebbe Cremona se il Cavaliere si stancasse di aiutarla a salire il Calvario?  Questo il punto e anche il problema, ma non una tragedia. Tutti sono utili, ma nessuno è indispensabile recita un vecchio adagio.  Anche se Arvedi è molto più che utile.

In questo contesto la questione vera è un’altra, più complessa.  I politici e gli amministratori locali sono all’altezza del Cavaliere? Reggono il confronto con lui? Saprebbero affrontare un suo disimpegno, anche parziale? Sono capaci di respingere una sua richiesta? D’acchito la risposta sarebbe no. Ma in politica anche l’impossibile diventa possibile.

Il sindaco Andrea Virgilio dovrebbe essere il primo interlocutore di Arvedi, ma credere che un eventuale incontro avvenga alla pari diventa un atto di fede.

Il cavaliere possiede leadership in abbondanza. Scarseggia, invece, nella cassetta degli attrezzi di Virgilio.

Il sindaco informa i cittadini del suo pensiero con i post su Facebook e con i comunicati stampa. Non sempre centra l’obiettivo.  Qualche volta non valuta le conseguenze delle esternazioni e la comunicazione si trasforma in un esercizio di autolesionismo tafazziano.  La recente polemica con i liutai insegna. Partito per suonare, è stato suonato. Con una sola mossa Virgilio ha dato scacco matto a se stesso.  Ha scatenato la reazione furiosa dei liutai, stimolato l’intervento di Marcello Ventura ed elevato il consigliere regionale di Fratelli d’Italia a portento della politica locale. Ha spinto il consigliere comunale Alessandro Portesani a presentare un’interrogazione sulla querelle (Cremona sera, 30 marzo).

Una contrapposizione di Virgilio al Cavaliere entrerebbe negli annali della città. 

Le minoranze lavorano per diventare maggioranza.  Non hanno alcun interesse a scontrarsi con Arvedi.  Ascoltano e tacciono. Se una richiesta del Cavaliere esige una risposta, un sì o un no dell’amministrazione comunale non è problema loro. Se tirati per i capelli, il ni diventa il salvagente. Ammiccanti, aspettano in riva al fiume l’evolversi della situazione.

I segretari dei partiti potrebbero avere un ruolo, ma nel nostro territorio contano poco, quasi nulla.  Finiti i tempi d’oro, hanno perso autorevolezza e credibilità. Dispongono di armi spuntate. Non dettano più legge. 

Interessati più alla loro sopravvivenza che al bene comune, si sono focalizzati sul Primum vivere deinde philosophari, la cui priorità è la spartizione dei posti nelle partecipate, nelle fondazioni ed enti collaterali pubblici.  La recente vicenda del nuovo statuto di Padania Acque è un esempio politicamente indecente. Paradigmatico di questa situazione incancrenita. Forse irreversibile. Così, per le segreterie dei partiti, il Cavaliere non è un problema e assurge a risorsa.

Resta Pizzetti.  Il presidente del consiglio comunale ed ex parlamentare possiede ciò che a Virgilio manca.  Ha un ottimo e consolidato rapporto con il Cavaliere, inappuntabile da tutti i punti di vista.

A memoria, non risultano attriti pubblici tra i due maggiori rappresentanti della politica e dell’imprenditoria cittadina.  Probabilmente non si sono mai verificate situazioni conflittuali. Insieme Pizzetti e Arvedi sono l’omeostasi della città.  

Ma se si deve scegliere il regista, non ci sono dubbi è il Cavaliere Arvedi. È bravo, bravissimo. Politici e amministratori, un po’ meno. E’ il gigante Golia di statura nazionale.  Gli altri dei Davide provinciali, ma privi anche della mitica fionda. 

Le domande restano senza risposte esaustive. Molte, invece, le sensazioni. Un dato è certo: se così stanno le cose, lunga vita all’Iron Man di Cremona. Per gli altri, una pausa di riflessione.

 

Antonio Grassi


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


Luca

5 aprile 2026 06:57

Lunga vita all’Iron Man di Cremona; per gli altri, una pausa di riflessione anche perchè per quanto lunga possa essere la vita, non è eterna e solo uno, nella storia, è riuscito a risorgere ed oggi lo si ricorda.
Gianni Agnelli. Un gigante. Oggi cosa è rimasta della grande Torino? Della gloriosa FIAT? Del patrimonio conteso? Degli eredi?
Silvio Berlusconi. Altro gigante che ha saputo ben organizzare la successione aziendale e creare nei figli degni capitani d'azienda... ancora in crescita e con una visione europea.
E Milano, che non ha avuto un solo capitano, gode dei fasti.
Cremona?
Ha una debolezza strutturale politica e successoria.
Ogni città è come la Nazionale: non si può sperare solo nel n.10. Se non c'è un gioco di squadra con 11 campioni non ci si qualifica neppure ai Mondiali.
Certe "sveglie" non funzionano mai bene "prima" e quando lo si capisce è sempre troppo tardi.
Gravina, Buffon, Gattuso ne sono un esempio ma non risolutivo per riavere una Nazionale competitiva, forse solo tra 4 anni.
Cremona saprà imparare?
Avere un sindaco debole e inadeguato è la sciagura più grande che possa accadere ad una città. E lo sanno tutti. Pregare servirà a poco. Buona Pasqua.

Pasquino

5 aprile 2026 07:11

Come sempre perfetto nella sottile ironia
Arvedi 10 politici 0 inesistenti incapaci di aprire bocca anche quando ci sarebbrro o ci sono i motivi ( salute dei cittadini)
Come potrebbe Pizzetti dire qualcosa con tutto quanto ha avuto da lui.? D'altronde non diceva nulla o peggio difendeva laTamoil ....perche dava lavoro così come di recente ha votato si al referendum.non capendo che era un voto politico E allora cosa possiamo pretendere per questa città ?

Biagio

5 aprile 2026 08:02

​Gentile Antonio,
​ho letto con attenzione il ritratto dell’“Iron Man” cremonese, ma trovo che la narrazione proposta soffra di un eccessivo pessimismo verso le istituzioni, dipingendo una contrapposizione tra Arvedi e i partiti che, nella realtà, non giova a nessuno.
​Da un lato, è doveroso difendere il valore umano e imprenditoriale di Giovanni Arvedi. Non va dimenticato che parliamo di un uomo nato e cresciuto a Cremona, che si è "fatto da solo" con il lavoro e l'ingegno. Il suo sostegno alla città non è un esercizio di potere, ma un atto d'amore verso le proprie radici. In un panorama dove molti altri grandi nomi potrebbero contribuire e scelgono, legittimamente ma con meno slancio, di non farlo, l’impegno di Arvedi brilla per eccezionalità. La sua non è un'ombra che oscura la città, ma una luce che la valorizza.
​Dall'altro lato, sento di dover spezzare una lancia in favore della politica e dei partiti locali. È troppo facile liquidare amministratori e segretari come comparse. La politica ha il compito ingrato di gestire la complessità, i vincoli burocratici e le scarse risorse pubbliche. Se Arvedi può realizzare grandi progetti, è anche perché ha trovato un interlocutore politico capace di ascoltare e canalizzare quegli investimenti verso il bene comune. Senza una politica che crea le condizioni necessarie, anche il miglior mecenate avrebbe le mani legate.
​L'intesa tra Arvedi e i rappresentanti delle istituzioni non deve essere letta come una "resa", ma come una sintesi virtuosa tra pubblico e privato. La forza di Arvedi non nasce dalla debolezza dei partiti, ma da una collaborazione storica che ha reso Cremona un modello di efficienza.
​In conclusione, credo che la politica locale meriti più rispetto: è il ponte necessario affinché la visione di un grande industriale e cittadino diventi realtà per tutti. Non serve una "pausa di riflessione", ma il riconoscimento che Cremona funziona proprio perché sa fare squadra. Buona Pasqua da biagio

Marika

5 aprile 2026 12:32

La politica ha creato le condizioni necessarie ai progetti di Arvedi per la città, non facendo alcuna resistenza e non potendone fare. In questo caso il miglior mecenate possibile per Cremona ha legato le mani e i piedi alla politica di destra e di sinistra. Nessuno si oppone nè potrebbe farlo, nè per argomenti, nè per competenza.
​L'intesa tra Arvedi e i rappresentanti delle istituzioni deve essere letta come una "resa", come una sintesi virtuosa tra pubblico debole e privato lungimirante e con mezzi finanziari in grado di sopperire mancanze di liquidità e spese infruttuose del pubblico (Arvedi, da bravo imprenditore, i soldi non li butta e va sui cantieri a controllare. Virgilio, da bravo politico, butta via soldi non suoi e sui cantieri va solo dopo a fare video Facebook per dire "abbiamo fatto bene" anche se i fatti dimostrano il contrario). La forza di Arvedi nasce dalla debolezza dei partiti fatti di gente che fuori da incarichi politici farebbe la fame, e da una assertività incondizionata che ha reso Cremona un modello di deficienza politica e di idee di sviluppo territoriale.

biagio

5 aprile 2026 15:59

Gentile Marika,
capisco la sua posizione, ma credo sia importante distinguere i ruoli. Il pubblico e il privato non giocano la stessa partita, né dispongono degli stessi strumenti. Un’amministrazione, qualunque essa sia, non può permettersi di rifiutare un contributo di questo tenore: sarebbe un danno per la città e un tradimento verso i cittadini.

Del resto, basta guardare alla storia: la stragrande maggioranza delle opere che oggi consideriamo patrimonio collettivo — ospedali, teatri, scuole, fondazioni — sono nate grazie ai facoltosi del loro tempo. L’Ospedale di Cremona, quello voluto da Verdi a Villanova e molti altri esempi lo dimostrano. La filantropia ha sempre affiancato il pubblico, non lo ha mai sostituito, e quando funziona crea valore per tutti.

In questo senso, Arvedi non è un’anomalia: è l’erede di una tradizione che ha permesso a molte città italiane di crescere. E, se vogliamo essere sinceri, magari bussassero altri mecenati alla porta, pronti a investire nel recupero di immobili, spazi culturali, strutture sportive o sociali. Sarebbe un bene per Cremona, non una minaccia.

La politica, con tutti i suoi limiti, resta il luogo della legittimazione democratica e della gestione della complessità. Il privato porta visione, risorse e rapidità. Sono due funzioni diverse, e proprio per questo complementari.
Per questo non parlerei di resa, ma di una collaborazione asimmetrica, sì, ma inevitabile e spesso utile alla città.

L’importante è che entrambe le parti continuino a fare la loro parte, ciascuna nel proprio ruolo.

Un saluto ,
Biagio

Marika

5 aprile 2026 18:49

Dissento e in questi termini. Da più di 20 anni l'amministrazione comunale è stata insignificante e completamente assertiva rispetto a linee di sviluppo urbano.
Prova ne sono tutte (e dico TUTTE) le innovazioni:
- Stadio
- Università
- Piazza Marconi
- Centri sportivi
- ciclabili
...
Le amministrazioni si sono mostrate tutte "inerti" e quando i politici non si sono più mostrati allineati, sono stati tutti liquidati in brevissimo tempo, asfaltati (Bodini, Corada, Galimberti).
Virgilio ha lo stesso spessore ultrasottie (0,8 mm) dell'acciaio pur non avendone identiche qualità.
Se la politica di una città viene determinata solo dall'economia, la città è destinata ad avere un inviluppo. È storia, non opinione.
I benefattori hanno rappresentato un plus valore nella storia d'Italia ma quelli che girano con Lancia Lybra, sono assai diversi da quelli che girano in Maserati. Fare troppo affidamento sugli uni senza una adeguata pianificazione indipendente non porta da nessuna parte. Le amministrazioni "inerti" son solo destinate a riempire i vuoti, non a costruire per il futuro.
Un articolo di qualche anno fa venne intitolato "Giovanni Arvedi è Cremona e Cremona è Giovanni Arvedi".
Non c'è collaborazione asimmetrica e la paura di essere dimenticati è talmente forte che anche piazza Lodi cambierà presto denominazione...

Manuel

5 aprile 2026 21:07

Si possono aggiungere diversi argomenti, sfumature, esempi, ma comunque GRANDE! BRAVA!
A Biagio dico solo che gli USA sono pieni di benefattori (è un po’ la loro storia), ma tutta ‘sta pletora di ricchi invasati ed insaziabili se la devono ciucciare i cittadini americani (è una loro scelta), ma più che altro gli 8 miliardi di abitanti il pianeta. Un po’ meno filantropia (carità) ed un po’ più coinvolgimento nelle interazioni socio/ambientali sarebbe meglio.
Traduco per evitare cattive interpretazioni: sarà pure nella natura umana, ma certe uomini si sentono più uomini degli altri ed in tal modo salta la democrazia e salta tutto.

biagio

6 aprile 2026 16:11

Gentile Marika,
comprendo le sue osservazioni, ma continuo a ritenere che il punto centrale venga spesso frainteso: un sindaco non è un politico nazionale, è un amministratore locale eletto con elezioni amministrative, che hanno logiche e responsabilità completamente diverse. Il suo compito è far funzionare la città con le risorse disponibili, non fare battaglie ideologiche.

Negli ultimi vent’anni i Comuni italiani hanno subito tagli continui ai trasferimenti statali. Non esiste una cifra unica per tutto il periodo, perché i tagli sono avvenuti a ondate, ma il trend è chiaro: meno fondi ai Comuni e più responsabilità scaricate su di loro. Solo nell’ultimo quinquennio, per Cremona, la riduzione supera i 2,2 milioni di euro.
Molti Comuni, non avendo personale o competenze per partecipare ai bandi regionali o PNRR, oggi faticano persino a garantire i servizi essenziali. Questo dà la misura di quanto sia complesso amministrare in queste condizioni.

In questo quadro, ottenere bandi e finanziamenti non è affatto semplice: lì si misura davvero la qualità di un’amministrazione. E spesso si dimentica che molte critiche rivolte al sindaco riguardano materie che non rientrano nelle sue competenze, come la sicurezza, che dipende dallo Stato e dalle forze dell’ordine. L’opposizione su questo gioca facile, sfruttando il fatto che molti cittadini non distinguono tra elezioni politiche e amministrative. Un po’ di educazione civica aiuterebbe a chiarire chi fa cosa.

Quanto al rapporto con i privati, non lo considero una resa. Se un privato interviene su un progetto, restano più risorse pubbliche da destinare ai servizi e ai cittadini più fragili. L’alternativa sarebbe aumentare le tasse o non fare nulla. E allora, se davvero non si vuole l’intervento dei privati, la protesta dovrebbe essere rivolta a chi taglia i fondi ai Comuni, non al sindaco che deve far quadrare i conti.

Cremona, nonostante tutto, sta portando avanti università, cultura, rigenerazione urbana, impianti sportivi. Non mi sembra una città immobile. Poi è naturale che ognuno abbia la propria idea, ed è giusto così. Ma credo che per giudicare un’amministrazione serva partire dai fatti, dai vincoli e dalle competenze reali, non da ruoli che il sindaco non ha.

Un saluto,
Biagio

Luigi

7 aprile 2026 06:38

Dice che negli ultimi vent’anni i Comuni italiani hanno subito tagli continui ai trasferimenti statali. Solo nell’ultimo quinquennio, per Cremona, la riduzione supera i 2,2 milioni di euro.
E Virgilio ha autorizzato una spesa di 1,6 milioni di euro per rifare (male!) la rotonda di Largo Moreni. Si vada a rileggere la Determinazione dirigenziale
719/2024 del 07/05/2024 e quelle successive, poi riparleremo di come vengono spesi male i soldi pubblici a Cremona, di come gli Amministratori si lamentino sempre e di come i privati, al contrario, cerchino di fare politiche di sviluppo che il Comune di Cremona per incapacità non sa fare.

Attilio

7 aprile 2026 07:35

Se l'amministrazione smettesse di buttare via soldi in opere inutili e senza senso, forse avrebbe più risorse per attuare una politica più attenta, oculata e produttiva. E forse anche meno dipendente dai privati, almeno nelle linee di sviluppo, che in questi anni hanno SUPPLITO il vuoto istituzionale in tutti i campi.

Alessandra

13 aprile 2026 11:48

Sig. Biagio non di certo merito di anni di una amministrazione sempre più disastrosa

Martino

5 aprile 2026 15:18

Gianni Agnelli era considerato l'ultimo "Re di Torino", simbolo di un'industria manifatturiera che definiva l'identità cittadina.
Come Arvedi per Cremona.
Il profondo legame storico tra la famiglia Agnelli, la FIAT e Torino, dopo la scomparsa di Gianni Agnelli nel 2003 ha segnato la fine di un'era in cui la famiglia era il fulcro imprenditoriale, sociale e culturale della città. Oggi, con la trasformazione di Stellantis e la diversificazione della holding Exor, il rapporto è drasticanente cambiato a Torino.
Un dato?
Torino presenta un clima di rassegnazione con bassi livelli di fiducia e aspettative, legati alla trasformazione post-industriale. La depressione a Torino è una problematica significativa, cresciuta nel tempo, con circa 40.000 persone affette da forme gravi di disagio psicologico (su una popolazione di 855.000 persone) legato anche a fattori socio-economici.
Torino si posiziona tra le prime dieci città italiane per numero di reati, con circa 5.800 denunce ogni 100.000 abitanti nel 2025, evidenziando una crescita della criminalità del 2,72%.
Le città con un solo Re e con una classe politica debole non sopravvivono molto.
Cremona ci pensi, la storia ha già insegnato cosa significa "Après moi, le déluge".
E la Cremo si sta già avviando allegramente alla serie B. In tutti i sensi.

Valentina

5 aprile 2026 17:54

Insomma santo subito !

claudio

5 aprile 2026 19:09

... non conosco personalmente il Cavaliere, se non solo tramite i mass media, però, non escludo forse per sua ambizione o/e per tornaconto personali , che diverse cose ha fatto per la città; cose che parecchi altri (...politici, lautamente remunerati, industriali, comunque uomini d' affari cremonesi...), seppur solo "modestamente finanziate" hanno ritenuto di fare...
Mi si consenta un pensiero alla Moglie, la conosciuta come Signora Luciana,
commentando come qualche illustre personaggio ha già sottolineato in passato: "...dietro una grande persona, c'è sempre una grande donna...).

Damiano

10 aprile 2026 10:28

Mi raccomando la donna sempre dietro. Sia mai che per una volta sia davanti.

Cinzia

5 aprile 2026 20:35

Arvedi: risorsa, mecenate a cui la città deve tutto, o problema, elemento che determina della stagnazione della politica?
La storia imprenditoriale del cavaliere si intreccia a doppio giro con quella della città , direi che la plasma. Ma questa può essere una colpa?
Ho vissuto il "Governo " della città dall interno grazie ai 3 mandati ( 14 anni) da consigliere comunale, un osservatorio privilegiato sia dall' opposizione che dalla maggioranza.
Ricordo che un aspetto mi ha sempre indignato sia stando all opposizione che in maggioranza..ed è questo:
Ogni sindaco si insedia e presenta alla città il programma che intende realizzare ...in ogni settore urbanistico, ambientale, sociale ecc.
Quindi la macchina comunale si organizza per creare le condizioni per la realizzazione di quel programma....
Poi cosa accade: le occasioni ..quelle da non perdere che non sono previste nel programma ..ma che si fa.. si lasciano sfuggire?
A questo punto si assiste a una serie di variazioni con progetti neanche pensati ma che visto che si apre un bando regionale o che si presenta il mecenate ...con una manata si libera la scrivania di tutte le carte e i progetti in corso e si fa spazio alla novità.
Così è stato per il rifacimento del piazzale della stazione ... così è stato per il museo del violino ..e così sarà per l ospedale...
Peccato che ogni intervento necessita di una partecipazione anche economica da parte del comune ..e che non era a preventivo.
Tutto questo lungo ragionamento cosa significa ??? Che la politica non ha un progetto proprio, i bisogni della città sono decisi altrove in Regione o nell' ufficio del Cavaliere.
Una frase del Sig Biagio è emblematica " il Cavaliere presenta progetti e ha trovato politici capaci di ascoltare".. Non c'è bisogno di aggiungere altro.
Arvedi è colpevole ? Certamente NO lui fa il suo mestiere e lo fa bene ...e con la sua lungimiranza abbraccia la città, recupera ...ristruttura ...risponde a bisogni spesso da lui stesso indotti.
Questo gli assicura una benevolenza politicamente trasversale che nessuno politico gli può negare.
Chi è assente ...? Assente è la governance, assente è una vision sulla città, assente è la politica!!!
Non ho preconcetti sulla partecipazione del privato ..ben venga, ma il mecenatismo deve essere finalizzato ad un progetto ad una vision definita dalla politica e non essere la condizione che determina la vision stessa; deve essere disinteressato e non tendere ad accattivarsi la benevolenza della classe politica.
Ma finché a Cremona la politica continua a stare seduta in platea ....lunga vita ad Arvedi!


Federico

6 aprile 2026 07:38

Commentare il ruolo del Cav. Arvedi nella comunità Cremonese mi sembra riduttiva
Esso appartiene a quel gruppo di industriali che ogni città vorrebbe avere Forse allargare il proprio ruolo a livello nazionale darebbe lustro anche al ruolo degli industriali a livello nazionale. Non solo chiedere sussidi al Governo ma dialogare con il Governo potrebbe dare risultati inaspettati.

Primo

6 aprile 2026 15:17

Arvedi è un industriale e ovviamente si occupa principalmente delle sue imprese, però vuole bene a Cremona e per la sua città ha fatto tanto. E questo senza guardare in faccia alla politica: il Museo del Violino l'ha fatto con Perri sindaco (di centrodestra), l'Università con Galimberti (centrosinistra)

Luigi

6 aprile 2026 15:47

Nel maggio 2024, otto container contenenti polveri di abbattimento fumi dell'acciaieria Arvedi di Cremona sono stati posti sotto sequestro nel porto di Cagliari. I controlli hanno rilevato valori di Cesio-137 superiori ai limiti di legge. Il materiale era destinato alla Portovesme srl per lo smaltimento. I container sono poi tornati al mittente.
Nessuna produzione industriale è davvero green. Cremona paga in salute e riceve in servizi. Questa è la collaborazione asimmetrica di cui parlava qualcuno. E, in fondo, va bene così finchè dura.

Stefano

6 aprile 2026 15:20

Arvedi è il vero padrone del paese Cremona.
Se non fosse per la sua disponibilità finanziaria saremmo non so dove… ma non si dica che è un benefattore o un misericordioso….nulla è stato fatto e creato senza avere nulla in cambio, anzi…..

Daniro

6 aprile 2026 17:09

E quindi?

Stefano

7 aprile 2026 11:59

…e quindi lui può ottenere permessi…vedi discarica di Grumello Cremonese, che altri comuni mortali mai avrebbero ottenuto….
Dai per poter fare quello vuoi …

Prof.

7 aprile 2026 08:53

Ci stupiamo che Arvedi si dia da fare per la sua città? Ha ottenuto tanto ma ha dato anche tanto. Resta piuttosto da rilevare il nulla della classe politica, incapaci di proposte ma solo pronti allo yes sir

Carla

7 aprile 2026 12:00

La Fondazione A&B ha completamente risanato le Colonie Padane restituendole a Cremona. Il Comune in questi anni non è riuscito a fare neppure la manutenzione ordinaria ed oggi appaiono deteriorate, come il Parco del vecchio passeggo e altre aree verdi della città, abbandonate a loro stesse, malcurate e sporche.
Incapaci! Andate solo ad inaugurare ciò che fanno altri. Vi servirebbe andare a lavorare davvero, parassiti della politica!